SERVIZI > COMUNICAZIONE BIMODALE (SEGNI + VERBALE), UNO STRUMENTO EFFICACE PER SOSTENERE LO SVILUPPO DEL BAMBINO

COS’È LA COMUNICAZIONE BIMODALE

La comunicazione bimodale (segno+parola) è un sistema di comunicazione che prevede l’uso di segni insieme al linguaggio verbale. Non si sostituisce al linguaggio verbale, è uno strumento che fa da ponte tra il periodo preverbale e lo sviluppo di un linguaggio verbale sufficientemente elaborato per le interazioni di qualità.
La comunicazione bimodale utilizza i segni (della LIS – Lingua Italiana dei Segni – o semplificati, detti Babysigns) come “aggiunta” alla lingua italiana parlata: si tratta quindi di un italiano parzialmente segnato, non di una vera e propria lingua dei segni che ha delle regole sintattiche e grammaticali diverse da quelle dell’italiano. 

A COSA SERVE LA COMUNICAZIONE BIMODALE?

L’uso dei segni in comunicazione bimodale (segno+parola) con i bambini che hanno difficoltà di espressione verbale è uno strumento che serve a sostenere lo sviluppo del linguaggio, lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo socio-affettivo.
Spesso i bambini con la sindrome di Down, ma non solo, hanno una capacità di espressione verbale che non corrisponde alla loro reale capacità di comprensione: questo rischia di limitare gli adulti nella proposta di stimoli adeguati, ostacola le interazioni e la consapevolezza, da parte di tutte le persone (adulti e pari) che ruotano attorno al bambino, di quanto il bambino realmente conosca del proprio mondo.

L’uso dei segni in comunicazione bimodale permette di evitare che il ritardo di espressione verbale diventi un ostacolo ad altri apprendimenti che sottostanno alle capacità di comunicazione.
Poter comunicare favorisce lo sviluppo di altre competenze: l’autostima e l’autonomia (il bambino, capace di comunicare i suoi bisogni e i suoi desideri, diventa più precocemente consapevole dell’importanza di avere un ruolo attivo nel proprio mondo ed è gratificato dal riuscire a farsi capire); le relazioni (con gli adulti e con i bambini), l’astrazione (il segno permette di ricordare cioè che gli è noto, di evocarlo mentalmente e di esprimerlo attraverso un simbolo – il segno), la conoscenza del mondo (facilitata dalle interazioni di qualità che non siano unidirezionali): tutte queste competenze offrono importanti occasioni per lo sviluppo cognitivo del bambino, molte delle quali, senza i segni, sarebbero rimandate all’acquisizione del linguaggio verbale. 

L’USO DEI SEGNI RITARDA IL LINGUAGGIO VERBALE?

Molti studi, di cui alcuni specifici per la sindrome di Down (Clibbens et al, 2001), si sono concentrati su questa domanda e sono giunti alla conclusione che l’uso dei segni non ritarda il linguaggio verbale. Lo sviluppo del linguaggio verbale si basa, come è noto, su alcuni importanti prerequisiti comunicativi: per questa ragione l’uso di uno strumento di supporto alla comunicazione non ostacola l’apprendimento del linguaggio, al contrario pone delle solide basi affinché si sviluppi.
I bambini che utilizzano la comunicazione bimodale vivono un periodo di transizione, di durata variabile, in cui spontaneamente abbandonano i segni relativi alle parole che sanno esprimere verbalmente, e mantengono quelli che rappresentano parole su cui non si sentono ancora sicuri verbalmente, per poi passare in molti casi al linguaggio unicamente verbale.

Immaginare di non offrire uno strumento alternativo al linguaggio verbale per paura che poi il bambino si adagi a questo e non parli sarebbe come pensare di impedire a un bambino di gattonare per non ritardare ulteriormente il camminare. Quante cose invece scoprono i bambini che sanno spostarsi nell’ambiente, sia che lo facciano su due piedi o gattonando?

COSA SIGNIFICA USARE UNA COMUNICAZIONE BIMODALE?

Usare i segni in comunicazione bimodale è diverso dall’usare la lingua dei segni. La comunicazione bimodale “prende in prestito” i vocaboli LIS o Babysigns e li aggiunge alla regolare conversazione verbale, dando così un appiglio visivo al bambino per uno o alcuni concetti chiave della frase. Non appena lo sviluppo comunicativo del bambino glielo permetterà, cercherà di imitare questi segni e poi  li utilizzerà in maniera spontanea e volontaria per comunicare. Quando il bambino inizierà ad introdurre le prime paroline li abbinerà inizialmente al segno e poi abbandonerà quest’ultimo spontaneamente quando non ne avrà più bisogno.

COME INIZIARE?

Alla nostra associazione proponiamo regolarmente delle formazioni sull’uso dei segni con il metodo Baby Signs. Questi workshop della durata di circa 3 ore permettono a genitori e professionisti di avvicinarsi al concetto di comunicazione bimodale e di imparare le basi per integrare con facilità i segni alla vita di tutti i giorni.
In collaborazione con l’associazione Sordità & Bilinguismo, che tra i suoi servizi propone anche un accompagnamento gratuito alle famiglie di bambini sordi, deboli d’udito o con disabilità della comunicazione, organizziamo delle formazioni approfondite o specifiche per alcuni contesti, che prevedono la presenza di genitori e di professionisti affinché il bambino possa ritrovare l’uso dei segni non solo a casa ma anche negli ambienti educativi e di terapia.
Alcune volte all’anno proponiamo degli incontri con tutta la famiglia, bambini inclusi, dove attraverso giochi ed attività di gruppo ci si allena all’uso dei segni e si imparano nuovi vocaboli.

QUANDO INIZIARE?

Non c’è limite a quando iniziare con i segni se il bambino è ancora in fase (parziale o totale) pre-verbale, cioè se riesce ad esprimere verbalmente poco rispetto a ciò che vorrebbe. In media i bambini con la sindrome di Down iniziano ad utilizzare i segni spontaneamente, con intenzionalità comunicativa, se esposti regolarmente ad essi, verso i 2-2,5 anni (Clibbens et al., 2001). Molti di loro, se stimolati ad apprenderne di nuovi con continuità, li usano come principale strumento per comunicare fino ai 5 o 6 anni (ed oltre), o finché il linguaggio verbale non è sufficientemente sviluppato per garantire le interazioni.

 

L’uso dei segni per favorire il linguaggio
(5 ragioni per segnare: dal programma Baby Signs)
Robertson S., Segni? Ma io voglio che mio figlio parli!, ASHA Convention 2007 Tradotto da Mariapaola Scuderi per Baby Signs Italia

Signing and Lexical Developmente in Children with DS
Clibbens J. Signing and Lexical Development in Children with Down SyndromeDown Syndrome Research and Practice. 2001;7(3);101-105.

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